LIVE & FOTO REPORT – Lo Spaz di Pescara messo a ferro e fuoco dai DSA Commando

Quando i DSA Commando salgono su un palco non ce n’è per nessuno. Di ritorno in quel di Pescara dopo più di un decennio di assenza, il gruppo savonese ha assediato letteralmente il centro d’aggregazione giovanile Lo sPaz per un live incendiario sotto il segno dell’hardcore. Fotta alle stelle e un evento riuscitissimo che fanno tornare la città di Pescara sulla cartina geografica dell’hip-hop.

 

Giovedì 28 dicembre il rap è tornato protagonista a Pescara: dopo un lungo percorso cominciato ad ottobre con le reunion del panorama hip-hop locale e contest di freestyle, i ragazzi de Lo sPaz ed i membri più attivi della scena sono riusciti a tirare su un grande evento che ha visto protagonisti storici veterani del rap italiano come i DSA Commando. Un grande sforzo collettivo di tanti giovani appassionati del genere, una serata unica che ha coinvolto più di 350 partecipanti e si spera il primo appuntamento di una lunga serie di eventi targati doppia H.

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L’onore e l’onere di aprire un tale evento è toccato a Mega195, che ha presentato al già caldo pubblico alcuni brani inediti del suo nuovo album in arrivo “Epodè” e i suoi primi singoli pubblicati “Gelo“, “Spectre” e “Shodo“. Cappuccio in testa e una maschera che copre metà del viso, Mega195 si muove con freddezza e sicurezza sul palco, visibilmente concentrato sull’esecuzione dei pezzi ma comunque capace di calamitare il pubblico a sé con il suo flow ipnotico.

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Il secondo opening act è affidato ai The Hateful Fivecollettivo pescarese che fa anche gli onori di casa in quanto tra i promotori della serata stessa. Con Terzo ancora in Inghilterra, il gruppo entra in scena con un’arrangiata formazione a quattro che vede Dj Stut in consolle e Doma, Dono e Rin ai mic. Il debutto è “Sole nero“, il loro primo pezzo pubblicato online, seguito da “Dream holiday” e “Last breath“, un brano del primo album di Terzo in cui comparivano già i futuri membri. The Hateful Five si concedono anche qualche minuto di freestyle ad alto livello, per poi continuare con “Doppelganger“, l’acclamata “Valzer della morte” ed “Epidemia“. L’esibizione degli odiosi quattro è stata “massiccia”, i quattro rapper pescaresi hanno diffuso gran quantità di fotta ad un pubblico preparato nel migliore modi a ciò che sarebbe arrivato dopo.

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Poco prima della mezzanotte i protagonisti della serata fanno il loro ingresso in scena: Sunday è il primo a salire sul palco e a posizionarsi dietro la consolle, seguito poi da MacMyc, Krin 183 ed HellPacso. I DSA Commando sono finalmente a Pescara e si fanno subito sentire forte con “Sputo” e “Flashback“, accolte con un boato dalla folla dello sPaz che attendeva con ansia questo momento assiepandosi sulle transenne dalle ore 20.

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L’ultimo disco è sicuramente il più gettonato in scaletta, proponendo infatti “Carneficina” e”Fantasmi“. Poi arriva un bel pezzo vecchia scuola come “Ultimo mondo cannibale“, una chicca per gli appassionati, seguita dalle più recenti “Drunken masters” e “Balaclava“. Il pubblico è sempre più carico e il live prende una piega sempre più hardcore quando parte un cavallo (o meglio un treno) da battaglia come “Crazy Train“. Nonostante qualche problema tecnico i quattro savonesi sono presi bene dalla situazione e cominciano a alzare il livello, alcolico e non.

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La prima fila sulle transenne si merita infatti una bella doccia di Genziana da parte di HellPacso, soluzione alquanto inusuale per stemperare il calore di una folla totalmente infottata. Si va avanti con “Ghost & Goblin” di Krin e MacMyc e l’attesissima “Le brigate della morte“. Poi la situazione torna sotto controllo con le due personali “Joshua Krin” e “Immortale“, rispettivamente cantate da Krin e MacMyc, ma l’incendiaria “Il giorno in cui oscurammo il cielo” di HellPacso avvia un pogo che mette a dura prova le transenne.

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Il trittico finale del live varrebbe da solo il prezzo del biglietto, essendo in scaletta infatti brani storici come “Notturni” e sinceri schiaffi sonori come “Children of dog“. Il pubblico è ormai fuori controllo e non si ferma neanche un momento, aizzato fino all’ultimo beat da una mina come “Terrorizers” che devasta definitivamente le transenne. Il concerto si chiude proprio con l’unanime coro “UNDERGROUND”, più che uno slogan un atto di fede di un pubblico e di artisti che hanno deciso da che parte stare.

(fotogallery a cura di Filippo Rabottini)

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Autore dell'articolo: Federico

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